Toodì, figlio di maestro d’arte, muove i primi passi nel mondo artistico verso i vent’anni. Nel periodo seguente, si allontana per lungo tempo dal mondo dell’arte per avvicinarsi all’ambiente del lavoro. Vivendone i molteplici settori, assorbe conoscenze ed espressioni tecniche, complementando così le proprie conoscenze e applicando nuovi modelli di studio. Questi, verranno utilizzati come tecniche e materiali di base per la gran parte delle successive opere, ottenendo in tal modo manufatti artistici che gli consentiranno di distinguersi con decisione dalle espressioni contemporanee.

Nella sua atipicità, Toodì rifiuta l’identità di artista, definendosi, “ideatore d’arte”; locuzione aderente alle sue scelte future. Forte delle conoscenze acquisite, riprende la sua produzione scegliendo come basilare utilizzo il colore ad olio dalla pasta sopraffina. Lo utilizzerà come fondamento, applicandolo ed elaborandolo nelle varie fasi di essiccamento, portando alla luce i primi risultati sugli studi volumetrici. Le attrezzature necessarie per poter ottenere le forme e le dimensioni degli elementi (cromatici), derivano da una progettazione ad hoc che consente il raggiungimento di effetti esclusivi. La tecnica viene presto accantonata per lasciare spazio a nuovi giochi di volumi astratti, con forme e figure complesse, innovative e monocromatiche (incolore). Testimonianza di riferimento del nuovo periodo espressivo di Toodì è “Tunnel dell’Oltre”. Quest’opera segna il tramonto della miscelazione dei colori ed il sorgere di un pigmento nuovo, fosforescente, poco nobile, ma fondamentale nella ricerca concettuale dell’espressione. L’artista usa questa materia per creare una serie di cerchi concentrici che raffigurano un enorme cordone ombelicale, come viatico verso il luogo in cui l’essenza vitale fluttua, priva di fisicità, tempo e coscienza.

Il particolare interesse per la natura umana, vista come entità, non si ferma alla sola creazione del quadro, ma è per Toodì l’analisi che lo vedrà impegnato nello sviluppo di una testimonianza letteraria, volutamente inedita. In questo periodo, in cui l’arte contemporanea continua ad esprimersi attraverso l’associazione di tecniche passate e presenti, senza avventurarsi alla scoperta di nuove materie, Toodì mette in risalto la sua conoscenza per dare alla tela una nuova dignità artistica: non più nudo dipinto, ma viva scultura. Nella creazione delle sue opere, non rispecchia quasi mai uno schema compositivo classico, bensì una dimensione spaziale e un’estensione dei corpi o parte di essi. La tela non catalizzerà più pensieri tradotti in colore, ma darà luogo ad una metamorfosi totale. Prospettive, figure sinuose e paesaggi lasceranno il centro della scena a vere e proprie sculture. Valorizzerà gli studi e le tecniche impiegate fino ad ora nei suoi lavori, per giungere alla realizzazione di un’opera unica nel suo genere. La tela, nella sua tridimensionalità, assumerà sembianza umane, reali, riportando il desiderio di una vita più vicina alle necessità essenziali dell’uomo. Basandosi sul paradigma dell’espansione dell’universo, che sottrae spazi al nulla, Toodì riconosce nei comportamenti dei viventi, il legame genetico tra le immutabili leggi dell’ignoto e la pragmatica esistenza terrena, ricreando con il tessuto l’eterno moto espansivo. Nell’opera “Fuga dalla Civiltà”, il telo simbolizza il muro, che plasmandosi sotto la spinta di una figura umana si deforma, senza disgregarsi, confinando, forse, l’essere nella sua ineluttabile realtà giornaliera.